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Uneba Napoli al Comune: no alle disparità di trattamento tra centri socioeducativi e case famiglia

Quale welfare territoriale? Il contributo del privato sociale al riassetto delle competenze e dei servizi territoriali” è il tema del convegno organizzato venerdì 23 marzo a Napoli dall’Uneba Napoli d’intesa con l’Università degli studi di Napoli “Federico II”, Corso di laurea magistrale in servizio sociale e politiche sociali, con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Ordine assistenti sociali della Regione Campania. Si è svolto presso l’aula aula magna del complesso universitario di via Don Bosco a Napoli.

Assente il sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ad aprire il convegno, che ha visto una grande partecipazione con oltre 800 persone, è stato il prof. Mario Rusciano, presidente del Polo delle scienze umane e sociali. Dopo di lui il prof. Arturo De Vivo, preside della facoltà di Lettere e filosofia, e il dott. Antonio Cicia, segretario generale di Uneba Napoli.

“Il Comune non paga gli istituti e questi chiudono? Come vescovo mi sento umiliato”

Il cardinale di Napoli, S. E. Crescenzo Sepe, nel suo intervento di saluto, ha puntato l’accento sul preoccupante aumento delle povertà che si sta verificando nella nostra città che vive una crisi difficile. Da qui l’importanza del terzo settore che non è uno spazio residuale, bensì uno spazio dove organizzazioni, cattoliche e non, fanno un servizio alla città. Che va riconosciuto, non solo con le parole ma anche con i fatti. “Come vescovo – ha detto mons.Sepe – mi umilia vedere tanti istituti che sono costretti a chiudere perché chi dovrebbe tenerli aperti, e dare un proprio contributo non lo fa, e perché da 3 anni e mezzo chi ha il dovere di pagare non paga: così le istituzioni umiliano i poveri”.

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Un invito a riflettere su come sono state gestite le politiche sociali a Napoli negli ultimi 20 anni, è stato lanciato dal prof. Giacomo Di Gennaro, presidente corso di laurea magistrale in servizio sociale e politiche sociali, che ha sottolineato come bisogna comunque fare memoria sia degli aspetti positivi che negativi, con uno sguardo rivolto al futuro, in quanto in un momento di contrazione delle risorse, è necessario puntare sulla qualità, più della quantità e senza alcuna discriminazione.

A coordinare la tavola rotonda nel pomeriggio è stato il prof. Pino Acocella, vicepresidente del Cnel, che ha ricordato il ruolo fondamentale dell’Uneba e del mondo cattolico nel campo delle politiche sociali.

Giordano: le politiche sociali come risposta alla crisi

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Assente la Regione Campania, Maurizio Giordano, presidente nazionale Uneba, ha focalizzato nel suo intervento l’attenzione sulla necessità di impostare le politiche sociali come elemento di risposta alla gravissima crisi economica che attraversa il paese, specificando che da questo punto di vista, il convegno è stato un modo per mettere in evidenza gli aspetti teorici e pratici di quello che rappresenta il welfare territoriale.

I centri socio educativi diurni, gestiti da religiosi nei loro Istituti, sono strutture radicate nella storia della città e che, già rinnovati nel tempo, svolgono un ruolo fondamentale. A Napoli sono 3mila i minori e 700 gli anziani seguiti e curati dai religiosi e dal personale laico degli Istituti. E’ un servizio messo a rischio dalla grande difficoltà economica che i centri vivono, a causa del ritardo da parte del Comune di Napoli che ha accumulato un debito di circa 30 milioni di euro.

Su questo sfondo sociale così critico, va osservata la grande difficoltà economica che i Centri vivono, a causa del fatto che il Comune da oltre tre anni continua a non pagare agli Istituti quanto dovuto per il servizio a minori e anziani, con la conseguenza che se da un lato alcuni Associati hanno già chiuso le loro attività, altri Enti potrebbero essere obbligati a seguire la stessa strada.

D’Angelo: il Comune non può pagare. Il bilancio è virtuale

Secondo quanto ha dichiarato l’assessore alle politiche sociali del Comune di Napoli, Sergio D’Angelo, la situazione sembra destinata a non cambiare perché il Comune risulta tutt’oggi insolvibile per l’accumularsi di crediti che purtroppo non riesce ad acquisire, per cui se non rientra non può spendere per mancanza di soldi. È questa una situazione che si è dilatata nel tempo e che l’attuale Giunta ha ereditato; è per questo motivo che il bilancio si tiene solo in maniera teorica, e di anno in anno i tempi di pagamento continuano a dilatarsi. Purtroppo a Napoli gli sprechi si sono avuti, ora i soldi non ci sono e questa è la realtà, per cui bisogna solo resistere e decidere cosa si può fare per superare almeno il vincolo del cronologico.

Uneba chiede una modifica al regolamento di contabilità: il Comune deve considerare tutti uguali i suoi creditori

A tal proposito, il presidente regionale Uneba, Lucio Pirillo, ha voluto ringraziare nelle sue conclusioni tutti i partecipanti al convegno, ma soprattutto l’assessore D’Angelo per la partecipazione e per l’analisi delle difficoltà che sta incontrando il suo assessorato, sul piano economico. Ma, ha aggiunto Pirillo, il Comune non può sottrarsi al dovere di considerare i suoi creditori tutti eguali. Per questo motivo appare strano che da una parte vengono erogate somme per servizi svolti da diversi Enti, dall’altra l’amministrazione comunale non decide di considerare il servizio dei centri-socio educativi come indispensabile, creando una disparità di trattamento con le case-famiglia e con altri progetti cosiddetti sociali, che, seppure con qualche ritardo, vengono, comunque, finanziati.

L’ Uneba Napoli ha presentato un parere “pro veritate” secondo il quale il decreto Mancino stabilisce il pagamento delle prestazioni in ordine di tempo, alle strutture che hanno la scuola primaria e secondaria – e i convitti e i semiconvitti rientrano in questa categoria -che sono servizi indispensabili, ed hanno quindi priorità, nei pagamenti.

Prima di un ricorso al Tar Uneba auspica che la giunta e il consiglio comunale di Napoli possano, velocemente, modificare il regolamento di contabilità interno, così come è stato fatto per le case-famiglia.

Al momento infatti si sta riscontrando una disparità di trattamento che mette a rischio la presenza del mondo cattolico nel campo delle politiche di welfare a Napoli.

“Siamo molto preoccupati – ha concluso il presidente Pirillo – e ci auguriamo che questa posizione possa essere rivista al più presto.

INTERVISTA AL PRESIDENTE UNEBA GIORDANO

INTERVISTA AL CARDINALE SEPE

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