sponsor uneba main sponsor uneba main sponsor uneba main sponsor uneba

Regione Calabria: il nuovo tariffario regionale anziani-disabili porta le strutture socio-sanitarie e riabilitative verso la chiusura

Le associazioni di rappresentanza degli organismi che gestiscono servizi sanitari e socio-sanitari UNEBA-AIOP-ARIS-ANASTE-AGIDAE-FOAI della Calabria hanno appreso con profondo sconcerto che nei giorni scorsi la struttura commissariale della Regione Calabria ha inteso definire le nuove tariffe per il settore delle strutture territoriali (anziani/disabili). Nei prossimi giorni, definite le tariffe per le tossicodipendenze che ancora mancano, i Commissari provvederanno a decretare il nuovo tariffario.

Sul punto le Associazioni precisano che la ridefinizione delle rette segue, con notevole ritardo, all’introduzione dei nuovi requisiti previsti dalla legge sull’accreditamento e relativo regolamento attuativo.

Infatti il 18.07.08 la Regione Calabria ha pubblicato la L.R. n.24 recante “Norme in materia di autorizzazione, accreditamento, accordi contrattuali e controlli delle strutture sanitarie e socio-sanitarie pubbliche e private”.

Successivamente, il 01.09.2009, la Regione ha pubblicato il regolamento attuativo regionale n.13, stabilendo i nuovi requisiti tecnologici, organizzativi e strutturali, cui dovevano dotarsi le strutture private. Il regolamento ha previsto standard molto alti nei requisiti minimi richiesti alle strutture, di gran lunga superiori alla media nazionale. Ciò ha determinato la necessità, per gli enti gestori di adeguarsi sia in termini strutturali che, soprattutto, funzionali. Per fare fronte ai maggiori costi derivanti dai nuovi requisiti, lo stesso regolamento attuativo prevedeva che la Regione si sarebbe impegnata a rideterminare le tariffe: “Le tariffe per le strutture territoriali extra ospedaliere, sanitarie e socio sanitarie residenziali, semiresidenziali, ambulatoriali, domiciliari, riabilitative, della salute mentale e delle tossicodipendenze, saranno determinate in base sia ai requisiti organizzativi, strutturali e tecnologici, che al tipo di contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria che sarà applicato. Le tariffe per le strutture di cui sopra dovranno essere determinate entro 60 giorni dall’entrata in vigore della delibera di approvazione del presente regolamento”.

L’8 gennaio 2010 il Dipartimento della Salute della Regione Calabria, avendo rideterminato le tariffe in base al nuovo regolamento, le comunicava alle Associazioni dalle quali riceveva approvazione.

Purtroppo però a tale ridefinizione non seguiva l’atto formale che ne avrebbe sancito l’entrata in vigore.

Nell’aprile del 2012, dopo svariati tentativi bonari, le sigle di rappresentanza delle strutture private in ambito riabilitativo e sanitario, hanno proposto ricorso al TAR di Catanzaro il quale, con sentenze n.834835 del 27.07.2012 ordinava alla Regione Calabria di provvedere alla determinazione delle nuove tariffe sulla base dell’accordo raggiunto l’8 gennaio 2010.

Nel mese di luglio 2013 il Prefetto di Catanzaro, nominato Commissario ad Acta dallo stesso TAR per l’esecuzione della sentenza, ha invitato le parti (Associazioni di Categoria e Regione) ad incontrarsi per definire la vicenda.

Si è così costituita una commissione mista che, dopo svariati incontri, a seguito di calcoli effettuati dalle Associazioni, è arrivata alla definizione di una ipotesi di accordo che aveva il pregio di mediare tra le esigenze delle strutture e le note difficoltà economiche di una Regione sottoposta a piano di rientro. Una mediazione che portava gli enti gestori ad accettare tariffe più basse di quelle che si sarebbero potute calcolare applicando alla lettera la sentenza del TAR, ma che portava comunque a risolvere la vicenda con reciproca soddisfazione. Un lavoro che aveva portato al plauso dello stesso Generale Pezzi, Commissario deputato alla definizione delle nuove rette.

Ecco quindi spiegato lo sconcerto quando, mentre le strutture si aspettavano la formalizzazione dell’accordo raggiunto, la Regione motu proprio, con un inspiegabile passo indietro, ha predisposto una ipotesi di tariffario senza alcuna concertazione.

Una scelta inconcepibile quella della Regione che non solo è contro la legge le stesse direttive ministeriali, ma è anche in aperta violazione della sentenza del TAR e delle successive sollecitazioni del Commissario ad Acta, il Prefetto di Catanzaro.

Peraltro un tariffario rispetto al quale non è dato conoscere i criteri di calcolo utilizzati, considerando che mentre per la maggior parte dei servizi le nuove rette sono assolutamente penalizzanti ed insostenibili, per altra parte, minoritaria, sono addirittura migliorative rispetto la bozza di accordo predisposto.

Il risultato di tutto ciò, se il nuovo tariffario dovesse divenire decreto, sarebbe una inevitabile chiusura di servizi estremamente delicati che servono oltre 6.000 cittadini calabresi e relative famiglie.

Servizi che hanno saputo sviluppare negli anni esempi di eccellenza e di buona sanità, grazie all’apporto di oltre 5.000 operatori (senza considerare l’indotto), che ora vedono a serio rischio il proprio posto di lavoro.

Se infatti la Regione dovesse dare corpo alla scellerata ipotesi formulata con il nuovo tariffario, le strutture non potranno fare altro che consegnare le chiavi dei servizi nelle mani del Presidente della Giunta Regionale e preannunciare i relativi licenziamenti, con interessamento delle associazioni sindacali e di rappresentanza dei lavoratori.

Una vera e propria macelleria sociale, sia in termini di servizi per i cittadini che di posti di lavoro.

Di fronte a tale ipotesi le Associazioni non si limiteranno a subire in silenzio e porranno in essere ogni necessaria azione di lotta e sensibilizzazione, anche sotto il profilo giuridico amministrativo.

Intanto, al momento, è stato inviato un telegramma al Presidente Scopelliti chiedendo allo stesso di bloccare l’emissione del decreto con il nuovo tariffario e di convocare un incontro immediato con le Associazioni volto alla soluzione della vertenza.

Un tentativo estremo di conciliazione che, se dovesse fallire, determinerebbe l’apertura di una crisi sociale di portata enorme, dalle conseguenze al momento non immaginabili.

Scrivi un commento