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Quando il welfare non è pubblico: non profit, contratti di settore, long term care

Presentato venerdì 27 novembre il secondo “Rapporto sul secondo welfare in Italia”.

Per “secondo welfare” si intendono le politiche sociali non pubbliche, quelle attuate da enti locali, fondazioni e aziende, con collaborazioni tra pubblico, privato e non profit, compresi welfare aziendale, contrattuale, assicurativo.

Il Rapporto sul Secondo Welfare è a cura del Progetto Percorsi di Secondo Welfare del Centro di ricerca e documentazione Luigi Einaudi.

Leggi una sintesi del Rapporto sul secondo welfare

Leggi tutto il Rapporto, capitolo per capitolo

Sul suo sito, Percorsi di Secondo Welfare ha di recente dedicato un approfondimento ad un esempio innovativo di welfare aziendale: il contratto regionale Uneba Veneto.

Ecco alcuni estratti dal Rapporto

Il welfare negoziale (aziendale, interaziendale, territoriale) coinvolge circa il 21,7% delle imprese italiane.

Non profit: dal 2001 al 2011 il personale dipendente è cresciuto del 39,4%. Nel 2014, il totale delle entrate di bilancio delle organizzazioni non profit è 64 miliardi. Hanno ricevuto 4,6 miliardi di donazioni da individui e 4,4 miliardi da aziende. Le Fondazioni bancarie hanno erogato 911 milioni per 22805 interventi, entrambi dati in aumento rispetto al 2013.

Si è notevolmente consolidato il secondo welfare nella sanità. Un milione di italiani hanno una copertura sanitaria integrativa grazie all’iscrizione ad una società di mutuo soccorso. Tre milioni di italiani aderiscono a fondi sanitari integrativi. Nel 2014 la raccolta di premi assicurativi nel ramo malattie è di circa 2 milioni di euro, e circa 70 milioni sono i premi della long-term-care, a copertura dei rischi di perdita dell’autosufficienza. Viene definita “lungimirante” l’istituzionalizzazione dell’offerta di strumenti assicurativi per il rischio di non autosufficienza.

 Quanto è diffuso in Italia il welfare aziendale?

L’11% delle famiglie dichiara di avere un membro che nel corso del 2014 ha ricevuto un aiuto economico o ha beneficiato di servizi da enti non pubblici.

Per permettere un intreccio virtuoso tra primo welfare (pubblico) e secondo welfare, secondo il Rapporto sarebbe molto utile una cabina di regia sinergica tra assessorati alla sanità e alle politiche sociali regionali.

Le criticità nel secondo welfare?

  • eterogeneità e frammentazione
  • scarsa diffusione al Sud
  • ostacoli normativi: servono normative che incentivino le collaborazioni tra pubblico, privato e non profit e facilitino lo sviluppo del welfare integrativo e assicurativo
  • il secondo welfare non ha ancora sviluppato tutto il suo potenziale nel settore dei servizi alla persona, sia come risposta ai bisogni che come creazione di occupazione. Gli autori sostengono l’introduzione di voucher per l’acquisto di servizi di welfare da privato o terzo settore, che comprenda al suo interno un sussidio pubblico e benefici di agevolazioni fiscali.

 

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