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Piano socio-sanitario del Veneto 2012-2016

Ecco il Piano socio-sanitario regionale 2012-2016 della Regione Veneto.

Il consiglio regionale lo ha approvato con la legge 23 del 29 giugno 2012, pubblicata sul Bur il 6 luglio e già inserita nella “Rassegna Legislativa Veneta” di domenica 8 luglio inviata agli associati Uneba Veneto (cos’è?).

Avevamo presentato in sintesi qui alcune delle principali novità del Piano, e il contributo che Uneba Veneto ha dato alla sua elaborazione.

Lea e costi standard

Nella legge 23, tra l’altro, si stabilisce che entro il 31 dicembre 2012 la giunta, sentita la commissione consiliare Sanità, “definisce le dotazioni standard del personale sanitario, professionale e amministrativo dei servizi sanitari e socio-sanitari necessari a garantire l’erogazione dei livelli essenziali di assistenza (Lea) con riferimento ai bacini territoriali coincidenti con le aziende Ulss”. Entro il 30 giugno 2013 dovrebbero essere definiti i costi standard, su cui dal 2014 si baserà l’erogazione di fondi alle Ulss.

Spetta alla giunta inoltre l’approvazione delle schede di dotazione territoriale, che contengono anche la previsione delle strutture residenziali e semiresidenziali sanitarie e socio-sanitarie.

Trasparenza

All’art.15 si stabilisce un obbligo di trasparenza per gli enti: “Tutte le strutture sanitarie, sociali o socio-sanitarie, persone fisiche o giuridiche, operanti nel territorio della Regione del Veneto, indipendentemente dalla forma giuridica in cui sono costituite o denominate, che siano destinatarie di pubblici finanziamenti o di convenzioni con la pubblica amministrazione in base alle quali erogano dei servizi, hanno l’obbligo di rendere pubblico quanto percepito”.

Il Piano socio sanitario per le strutture per anziani

Per quanto riguarda il Piano socio-sanitario, tra gli obbiettivi per l’area anziani ci sono

  • estensione del servizio di assistenza domiciliare (SAD)
  • promozione di interventi di sollievo alla famiglia, come moduli sollievo, soggiorni ad alta protezione, centri diurni
  • potenziamento delle strutture intermedie e di riabilitazione finalizzate al rientro a domicilio
  • lo sviluppo dell’housing sociale protetto, soprattutto nei piccoli Comuni con tante frazioni sparse

Per quanto riguarda specificatamente l’area della residenzialità socio sanitaria per anziani il Piano intende

  • “attualizzare il sistema dell’offerta di residenzialità”
  • sviuppare strutture che, oltre ad accoglienza residenziale o diurna, diano servizi di supporto alla domiciliarità
  • garantire la libertà del cittadino di scegliere la struttura residenziale

1 Commento presente

  1. In data 17 maggio 2013 alle 09:20 Piera Cipresso-Fracassi ha scritto:

    vorrei sapere se una famiglia con un disabile da inserire in una residenzialità sia costretta a scegliere solo strutture ubicate nel territorio della propria ULSS .

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