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Pastorale della salute della Cei – Mettere al centro la persona, indicazioni agli enti e agli operatori

“Con lo sguardo di Cristo nel mondo della sofferenza è stato il tema del convegno nazionale di pastorale della salute della Cei svoltosi ad Assisi dall’, 8 – 10 giugno 2015 Con lo sguardo di Cristo nel mondo della sofferenza Cinque vie “per una comunità degli uomini più giusta e più fraterna” .

La Pastorale della salute mette a disposizione alcune relazioni del convegno.

Cinque vie “per una comunità degli uomini più giusta e fraterna” è il tema della relazione di S.E. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei

“Nel mondo sanitario – ha detto Galantino ad Assisi- – è urgente sentirci in stato permanente di missione non solo perché è quanto mai vero che non si possono lasciare le cose come stanno, ma anche perché la solitudine delle persone malate, la crisi di senso, la difficoltà a trovare risposta alla domanda di salute, soprattutto dei più poveri e indigenti, è una realtà che segna seriamente la vita del nostro Paese. In un recente convegno di pastorale della salute ho ricordato alcuni volti della sofferenza che abitano la nostra società contemporanea e che fanno appello alla nostra solidarietà e alla nostra coscienza. La sofferenza vissuta nella solitudine di uomini e donne vittime dell’egoismo umano fino a diventare scarto, in particolare degli anziani non autosufficienti o affetti da malattie neurodegerative che si prolungano nel tempo (…)”

Curarsi nel Sud Italia è molto più difficile, le strutture sanitarie e assistenziali sono insufficienti e in numero notevolmente inferiore a quelle del Nord. E questo sta provocando un peggioramento della salute, soprattutto dei più poveri”.

Le “cinque vie” del titolo corrispondono a cinque verbi, e a vari inviti e indicazioni rivolti da mons.Galantino agli operatori di pastorale della salute come pure a tutte le persone coinvolte in quest’ambito.

1. Uscire

“Gli uffici diocesani di pastorale della salute come le istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana e le associazioni nel mondo della salute sono chiamati anzitutto all’ascolto dei bisogni che sono presenti sul territorio.Uscire significa andare, cercare e condividere con concretezza la vita di quanti abitano le periferie geografiche ed esistenziali.”, dice tra l’altro mons.Galatino in riferimento a questo primo verbo.

2. Annunciare

”Vorrei invitare, come attenzione primaria, alla vicinanza relazionale con le persone sofferenti. Il rischio che potremmo correre è quello di parlare dei malati e stare poco con loro, di annunciare l’amore di Cristo che condivide le sofferenze”.

3. Abitare

“(Le istituzioni sanitarie di ispirazione cristiana) sono nate per rispondere alla domanda di salute soprattutto dei più poveri, per testimoniare il vangelo attraverso una cura competente e integrale della persona malata, per investire risorse umane ed economiche a favore della cura senza trarne profitto di nessun genere. Domando: è sempre così? (…)

Ritengo che sia fondamentale un investimento nella formazione al carisma fondazionale (oltre che delle coscienze) dei numerosi laici che dirigono opere nate in seno a famiglie religiose”.

4. Educare

5.Trasfigurare

“Il compito più difficile ma anche più importante è proprio questo: aiutare le persone sofferenti, con percorsi adeguati, delicati, attenti, prudenti, a riconoscere la dimensione salvifica della sofferenza vissuta con amore, in unione a quella di Cristo”.

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La relazione di fra Jesus Etayo dà alcune indicazioni su come costruire “Opere di nuovo umanesimo a servizio dei malati”

Ecco alcuni estratti dalla sua relazione.

Accompagnare i malati e le loro famiglie. Accompagnare vuol dire compartire il pane con la persona che soffre, condividere la sua situazione, mettendosi a sua disposizione, offrendole tutto l’aiuto possibile e in tutte le dimensioni dell’essere umano, logicamente dando delle priorità. Assistere l’infermo è, in questo senso, percorrere la strada della malattia e della sofferenza con la persona che ne è colpita. In questo percorso, molte volte potremo aiutarla a recuperare la salute, altre invece no”.

“Tutti gli infermi sono destinatari della missione, ma dobbiamo avere un’attenzione speciale, così come faceva il Signore, per i più piccoli e i più deboli: le persone sole, i malati terminali e quanti sono prossimi alla morte, i malati mentali, i disabili, i bambini, gli emarginati, gli anziani e le persone maltrattate”.

Promuovere istituzioni sanitarie e socio-sanitarie che abbiano al centro il bene della persona: La Chiesa promuove molte istituzioni e centri assistenziali sanitari di diversi tipi e dimensioni, e per questo è chiamata a promuovere delle organizzazioni che siano veramente al servizio delle persone malate, così che l’economia, il professionalismo positivista e altri interessi non confinino il malato in un angolo, disumanizzando le istituzioni”

“Le istituzioni della Chiesa devono essere organizzazioni trasparenti, con una gestione efficiente e giusta, tecnicamente e professionalmente di qualità, che promuovano la centralità della persona, accogliendo e curando con i gesti e gli atteggiamenti propri del Buon Samaritano. Devono essere capaci di denunciare quelle politiche sanitarie che producono esclusione e sofferenza”.

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