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Nelle Rsa della Lombardia non basta diversificare i servizi per far quadrare i conti

In Lombardia ,“la differenziazione e diversificazione dei servizi non necessariamente si traduce in un miglioramento delle complessive performance economiche delle Rsa”.

Lo afferma l’articolo  “Diversificare i servizi nelle Rsa: quali gli impatti economici di questa scelta?” pubblicato su Lombardia Sociale e curato da Antonio Sebastiano dell’Osservatorio settoriale Rsa e da Marco Petrillo di Uneba Varese.

Il testo ricorda anzitutto la grande rigidità dei costi delle Rsa (vedi tabella sotto), in gran parte fissi e non variabili, con ridotte possibilità di economia di scala. Ad incidere sul costo del lavoro c’è, spesso, la compresenza di più contratti di lavoro nello stesso ente, e l’innalzamento dell’età media degli operatori di assistenza che “porta spesso a limitazioni funzionali tali da richiedere un appesantimento dell’organico complessivo”.

Ma un ulteriore rigidità, in Lombardia,deriva anche dal complessivo sistema di regole.

Con le dgr 116 (fondo regionale a sostegno della famiglia e delle sue componenti fragili) e dgr 856 (primo provvedimento attuativo della dgr 116) del 2013 la Regione Lombardia ha indirizzato le rsa verso una diversificazione del servizio, e passi in questa direzione erano già stati compiuti in precedenza dalle strutture stesse, “cercando in questo modo anche di fidelizzare segmenti di utenza diversi da quelli tradizionali, utenti che in futuro possono essere poi bisognosi anche di una risposta residenziale”.

Tuttavia, afferma l’articolo, “la differenziazione e diversificazione dei servizi non necessariamente si traduce in un miglioramento delle complessive performance economiche delle Rsa”, specialmente quando “la diversificazione richiede di sostenere importanti costi addizionali, magari a fronte di entrate non proporzionate”: è difficile che le sole risorse pubbliche della dgr 856 rendano sostenibili alcune forme di diversificazione.

“Si pensi al caso della residenzialità leggera. Il voucher previsto dalla dgr 856/2013 è di 12 Euro/die, per cui è evidente che sarà necessaria una compartecipazione alla spesa da parte della famiglia/utente, probabilmente non irrilevante”.

Oltretutto “la diversificazione è quasi esclusivamente ancorata al finanziamento/co-finanziamento pubblico, mentre raramente si guarda a mercati alternativi (es: solventi e sanità integrativa)”.

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