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Manifestazione di Uneba Napoli lunedì 15 ottobre

Gli enti Uneba di Napoli tornano in piazza.

Una nuova manifestazione di protesta su svolgerà lunedì 15 ottobre alle 14 in piazza del Municipio a Napoli, sotto la sede del Comune di palazzo San Giacomo.

Obbiettivo di Uneba, che a Napoli conta su più di 50 strutture, è “rappresentare la gravità di una situazione che non trova eguali nel resto del Paese”, con gli enormi debiti che il Comune ha e non salda verso gli enti Uneba che si prendono cura di 2000 minori e 800 anziani, spesso in situazioni sociali a rischio.

“Non abbiamo più alternative – insiste il presidente di Uneba Napoli Lucio Pirillo – : o si interviene oppure si sappia che tutti gli istituti di assistenza chiuderanno e Napoli si ritroverà sulla coscienza migliaia di minori a rischio e anziani poveri lasciati ulteriormente soli a se stessi e centinaia di bravi ed onesti professionisti senza più lavoro”.

Proponiamo qui di seguito il testo integrale dell’intervento di Pirillo in vista della manifestazione di lunedì 15.

Giacomo Di Gennaro, docente all’Università Federico II di Napoli, dichiara il suo pieno appoggio alla protesta Uneba e aggiunge: "la gravità della situazione è tale che  l’unico atto di coerenza accettabile è una dichiarazione del sindaco De Magistris e dell’assessore D’Angelo di manifesto fallimento non solo di ogni tentativo di riformare la spesa sociale a Napoli ma anche di ogni tentativo di innovarne contenuti e modalità attuative".  

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Stiamo assistendo, ormai da qualche anno, alla fine di un certo modo di intendere il welfare a Napoli. 

Sarebbe necessaria una riflessione attenta e scientifica su come sono state spese le ingenti risorse a disposizione del Comune di Napoli negli ultimi vent’anni.
Si capirebbero molte cose! E molti taccerebbero!

Ci si augura che qualche Dipartimento dell’Università, uscito indenne dal ventennio, possa fare una ricerca attenta ed equidistante.

Uneba Napoli ha offerto un momento di riflessione, qualche mese fa, insieme con il convegno sul tema “Quale welfare territoriale? Il contributo del privato sociale al riassetto delle competenze e dei servizi territoriali”; iniziativa organizzata, d’intesa con l’Università degli studi di Napoli ‘Federico II’, corso di laurea magistrale in Servizio sociale e politiche sociali, con il patrocinio del Comune di Napoli e dell’Ordine Assistenti Sociali. 
Ma ora non c’è tempo! E’ in gioco la politica del welfare in città e forse nell’intera Campania.
L’Uneba di Napoli, che rappresenta oltre cinquanta strutture,religiose e laiche, radicate nella città, alcune con tradizioni ultra-centenarie, ha deciso, nell’assemblea generale degli istituti associati, di svolgere una pacifica manifestazione per rappresentare la gravità di una situazione che non trova eguali nel resto del Paese.

L’Uneba di Napoli vuole far conoscere all’ opinione pubblica napoletana il lavoro silenzioso e discreto che svolgono suore, sacerdoti e religiosi insieme a tanti laici, insegnanti, educatori, operatori sociali; lavoro svolto con professionalità e dedizione, nelle zone a più alto rischio sociale a favore dei più deboli (minori ed anziani).

Gli assistenti sociali del Comune di Napoli e di altri comuni limitrofi sanno bene quanti bambini sono stati curati nel corpo e nell’anima con l’intervento congiunto comune-semiconvitti. Tantissimi vengono “soccorsi” nei loro bisogni morali e materiali, da quelli elementari dell’igiene, a quelli più seri e preoccupanti della salute, scoprendo e intervenendo su problematiche che altrimenti sarebbero state ignorate o trascurate da familiari poco attenti o superficiali. 

Sono i numeri degli iscritti e le risposte delle famiglie a dirlo: sono circa 2000 i minori e circa 800 gli anziani. Oltre 1000 gli occupati tra educatori, animatori ed operatori sociali.

L’investimento economico del Comune è invariato da decenni, pur avendo preteso, al contrario, sempre più garanzie e qualità. 
E resta un investimento costo/utente molto più contenuto rispetto ad altri tipi di servizi, proprio perché si può contare su una disponibilità storica degli enti coinvolti, che impiegano strutture proprie, personale religioso e volontari senza retribuzioni. 

Il Comune non può sottrarsi al dovere di considerare i suoi creditori tutti eguali. Per questo motivo appare strano che da una parte vengono erogate somme per servizi svolti da diversi enti del terzo settore; dall’altra l’amministrazione comunale non eroga da un anno e mezzo un centesimo di euro agli istituti religiosi e laici dell’Uneba; creando una disparità di trattamento con altri progetti cosiddetti sociali, che, seppure con qualche ritardo, vengono, comunque, finanziati.

Il Comune di Napoli ha potuto contare su una pazienza infinita e abusata di aspettare circa quattro anni l’erogazione dei contributi previsti e l’anticipo, quindi, abnorme e ormai non più sostenibile, di tutte le spese. E tuttavia, la pazienza non basta più, perché non si sa più dove attingere per anticipare le tantissime ed enormi spese.
Fa rumore, giustamente, la chiusura di una fabbrica e il licenziamento di cento lavoratori, si muovono le tv, si mobilitano i politici; non fa rumore, invece, sembra non smuovere nessuno, la chiusura di tantissimi servizi sociali per i più deboli e il conseguente licenziamento di migliaia di lavoratori-padri di famiglia che, magari dopo lauree e specializzazioni, operano da anni nel sociale a favore dei più deboli.

Abbiamo scritto una lettera aperta al sindaco Luigi De Magistris, rappresentando queste difficoltà che vanno oltre le appartenenze politiche ed investono il futuro di una città.
Non può, un progetto di rinascita, lasciare indietro questa larghissima parte della popolazione che non ha mezzi e risorse e che nei servizi come semiconvitti e case per anziani trova sostegno e speranza. La classe dirigente, l’opinione pubblica deve sapere che noi non abbiamo più alternative: o si interviene oppure si sappia che tutti gli Istituti di assistenza chiuderanno e Napoli si ritroverà sulla coscienza, migliaia di minori a rischio e anziani poveri lasciati ulteriormente soli a se stessi e centinaia di bravi ed onesti professionisti senza più lavoro.

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