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L’Europa è sempre più vecchia. E chi paga?

Quanto anziana diventerà l’Europa? E come potranno gli stati fare fronte alle spese per un numero sempre maggiore di anziani?

La Commissione Europea ha diffuso il “2012 Ageing Report” (report 2012 sull’invecchiamento) che analizza l’impatto economico e di bilancio, a lungo termine, dell’invecchiamento della popolazione.

Ecco alcune delle tendenze individuate dallo studio

Si prevede che nel 2060 l’aspettativa di vita all’età di 65 anni sarà di 22,4 anni per gli uomini (5,2 anni in più del 2010) e di 25,6 per le donne (4,9 in più del 2006).

Da qui al 2060 la percentuale di persone da 0 a 14 anni dovrebbe rimanere costante, attorno al 14%. Caleranno nettamente le persone nella fascia 15-64, mentre quasi raddoppieranno il loro peso percentuale sia la fascia 65-79 che quella da 80 anni in su.

Lo scenario possibile è quello di un Unione Europea con solo due persone in età da lavoro per ciascuna persona con più di 65 anni. Oggi il rapporto è di quattro a uno.

L’impatto sui conti dello Stato dell’invecchiamento della popolazione, sottolinea il report, sarà sostanziale, ed evidente già dal prossimo decennio. Metterà a rischio la stessa sostenibilità delle finanze pubbliche.

La spesa strettamente correlata all’anzianità dovrebbe crescere del 4,1% del Pil da qui al 2060. La spesa per la long-term-care dovrebbe crescere, sempre con riferimento all’Unione Europea, dall’1,8% del Pil nel 2010 al 3,4% del Pil nel 2060.

ALCUNI DATI DA “2012 AGEING REPORT”




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