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La protesta di Uneba Napoli: suore incatenate sotto il municipio

Entro venerdì 19 ottobre una delibera per sbloccare una parte dei 40 milioni che il Comune di Napoli deve agli enti Uneba. La ha promessa l’assessore alle politiche sociali di Napoli Sergio D’Angelo alla delegazione Uneba Napoli guidata dal presidente Lucio Pirillo.

L’incontro è avvenuto al termine delle 4 ore di manifestazione di Uneba sotto il municipio di palazzo San Giacomo lunedì 15 ottobre. Nel suo intervento all’Ansa, D’Angelo ha spiegato le ragioni (burocratiche e di cassa) per cui il Comune non avrebbe ancora pagato, ed ha addirittura definito “assolutamente legittime e condivisibili” le ragioni di chi protestava.

Uneba ha richiesto per venerdì un incontro all’assessore proprio per verificare il compimento della promessa.

Gli enti Uneba rimangono comunque in stato di mobilitazione, e non è allontanato neppure il rischio di una sospensione totale dell’attività dei semiconvitti, dopo che già più di qualche centro ha dovuto chiudere definitivamente.  Decisioni dolorosissime, ma insostenibile è ormai il peso dei debiti fatti dagli enti per mantenere il proprio impegno con i bambini ed ovviare ai pagamenti (dovuti!) che il Comune di Napoli da 4 anni non compie.

Lo hanno ricordato i partecipanti alla manifestazione di lunedì 15: in prima fila anche delle suore con le braccia incatenate, a significare che la carenza di fondi incatena l’istruzione ed impedisce di andare avanti.

In occasione della manifestazione Uneba Napoli ha incassato le espressioni di solidarietà di consiglieri comunali di Napoli e presidenti di circoscrizione, tanto appartenenti alla minoranza quanto anche alla maggioranza.

Sulla situazione degli istituti per minori a Napoli la senatrice del PD Teresa Armato ha presentato un’interrogazione parlamentare al ministro delle politiche sociali Elsa Fornero e al ministro dell’interno Annamaria Cancellieri.

LA MANIFESTAZIONE, I PARTECIPANTI

1 Commento presente

  1. In data 18 ottobre 2012 alle 13:19 marco ha scritto:

    speriamo che se ne discuta in parlamento seriamente

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