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Infezioni correlate all’assistenza: la situazione in 1181 strutture in Europa

Il 3,4% degli ospiti di una struttura residenziale per anziani in Europa ha un’infezione correlata all’assistenza: il valore varia da 0,4% per la Croazia a 7,1% in Portogallo. Le più frequenti sono infezioni alle vie respiratorie, alla cute e alle vie urinarie. Si stima che in tutte le strutture LTCF d’Europa ci siano ogni giorno 4,2 milioni di infezioni correlate all’assistenza.

I dati arrivano dallo studio su 61932 ospiti di 1181 long-term care facilities (LTCF, cioè stutture per l’assistenza di lungo periodo: tipicamente, centri residenziali per anziani, ma è un concetto non univocamente definito) di 19 paesi europei.

L’indagine, svolta nel 2013, è parte del progetto HALT (Infezioni correlate all’assistenza e uso di antibiotici in LTCF europee). La ha finanziata l’Ecdc e vi ha collaborato l’Agenzia sanitaria e sociale regionale dell’Emilia Romagna.

Al 4,4% degli ospiti delle strutture coinvolte nell’ indagine sono stati prescritti nel giorno dell’indagine degli antibiotici. Nel 73% dei casi, per la cura di un infezione. In alternativa, per prevenire le infezioni, in particolare quelle delle vie urinarie.

60% delle strutture impiega un meciico come direttore sanitario

66% delle strutture ha inorganico una persona specializzata nella prevenzione e controllo delle infezioni che accesso a consulenza sulle infezioni

I risultati dell’indagine 2013 (in inglese)

I dati per l’Italia su infezioni e antibiotici

“Sia questa indagine che la precedente del 2010 – si legge nella presentazione – evidenziano che le risorse dedicate al controllo e alla sorveglianza delle infezioni ed uso di antibiotici erano limitate e che le infezioni più frequentemente rilevate e sottoposte a trattamento antibiotico erano quelle del tratto respiratorio, urinario e della cute.

Tra le raccomandazioni conclusive alle LTC del rapporto 2013, continuare il monitoraggio delle infezioni correlate all’assistenza e dell’uso di antibiotici con una metodologia unica per più paesi e potenziare la formazione su identificazione e prevenzione delle infezioni”

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