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Il 69% del disavanzo della sanità italiana è prodotto da Campania, Lazio e Sicilia

“L’aziendalizzazione della sanità in Italia” è il titolo del Rapporto Oasi 2011, analisi annuale sul Sistema sanitario nazionale a cura dell’Osservatorio sulla funzionalità delle Aziende Sanitarie Italiane (Oasi) del Centro di ricerca sulla gestione dell’assistenza sanitaria e sociale (Cergas) dell’Università Bocconi di Milano.

Qui potete leggere il sunto (23 pagine) della ricerca, che in versione integrale si può leggere qui dopo essersi registrati al sito.

Pubblichiamo qui di seguito qualche spunto e qualche tabella tratti dal sunto del Rapporto Oasi 2011.

Qui il Rapporto Oasi 2010.

SANITA’ POVERA

“Il 2010 si è caratterizzato per una crescita molto contenuta della spesa (+0.9%), che mantiene l’Italia al di sotto della media UE-15 sia in termini pro-capite, sia (malgrado l’incapacità di crescere dell’economia italiana) in rapporto al PIL (7,4% contro 8,3%)”.

“A livello regionale, il tasso di crescita della spesa sanitaria pubblica corrente nel 2010 presenta notevoli differenze tra le regioni, con variazioni percentuali rispetto al 2009 che vanno dal +5,1% della Valle d’Aosta al -1,6% della Campania. E’ interessante osservare come il tasso di crescita della spesa risulti mediamente più basso nelle regioni che hanno stipulato un Piano di Rientro. In particolare, la crescita media nelle regioni interessate da PdR è stata prossima a zero (-0,1%), contro una crescita media nelle altre regioni pari a +1,7%.

Nelle regioni del Centro-Nord la spesa sanitaria pubblica procapite al lordo della mobilità è più elevata della media nazionale, con la sola eccezione di Umbria, Veneto, Lombarda e Marche; al Sud, fatta eccezione per il Molise, la spesa è, invece, inferiore alla media nazionale”.

MENO STRUTTURE E MENO POSTI LETTO

“Il numero di strutture di ricovero pubbliche (AO, presidi a gestione diretta ASL, istituti psichiatrici residuali) ed equiparate (IRCCS, AOU integrate con il SSN, ospedali classificati o assimilati, istituti qualificati presidio dell’ASL, enti di ricerca), rispetto agli anni Novanta, si è fortemente e costantemente ridotto: da 942 nel 1997 a 638 nel 20084. Il numero delle strutture private accreditate è rimasto invece costante nel periodo 1997-2005 (circa 550), per poi registrare un lieve aumento nel 2006 (563) e una diminuzione nel 2007 e 2008 (521).

Anche i posti letto per degenza ordinaria (pubblici, equiparati e privati accreditati, per acuti e non) si sono significativamente ridotti, passando da circa 328.000 nel 1997 a 221.176 nel 2008 (Figura 3). Il decremento è stato sistematico nelle strutture pubbliche ed equiparate, mentre i posti letto privati accreditati, pur ridottisi complessivamente del 19% nel periodo 1997-2007, mostrano nel corso degli anni un andamento variabile (crescente nel periodo 2000-2003 e nel 2006; decrescente negli altri anni)”.

DISAVANZO: IL 69% E’ COLPA DI LAZIO, CAMPANIA E LAZIO

“Considerando il periodo 2001-2010, il disavanzo complessivo cumulato ammonta a 38,1 miliardi di euro, di cui 18,531 miliardi (corrispondenti al 74% del disavanzo cumulato) sono rimasti a carico dei bilanci regionali, mentre la parte rimanente è stata coperta da assegnazioni dello Stato”.

Tre Regioni (Lazio, Campania e Sicilia) che da sole hanno prodotto il 69% sia del disavanzo 2010, sia del disavanzo cumulato 2001-10. L’identità tra il dato puntuale 2010 e quello cumulato del decennio, tra l’altro, riflette in modo molto efficace la natura strutturale delle criticità istituzionali, organizzative e gestionali di queste tre regioni”.

“Alcune criticità significative si riscontrano anche sotto il profilo finanziario, come testimoniano le rilevazioni circa i tempi di pagamento dei fornitori”.

LE STRUTTURE SANITARIE PRIVATE ACCREDITATE

“Nel 2008 la percentuale di posti letto in strutture private accreditate (includendo sia case di cura che IRCCS e policlinici privati, ospedali classificati e qualificati) a livello nazionale era pari mediamente al 28%. A livello regionale, il privato accreditato costituisce una quota significativa dell’offerta totale in Lazio (51%), Campania (36%), Calabria (36%) e Lombardia (35%). Tale quota è, al contrario, molto bassa in Basilicata (5%), Umbria (8%), Liguria (9%), Friuli VG (11%) ed è addirittura nulla in Valle D’Aosta”.

“In media, le strutture definitivamente accreditate rappresentano il 39,1% (5.232) del totale; quelle provvisoriamente accreditate il 37,6% (5.023)”.

ASSISTENZA TERRITORIALE E ASSISTENZA DOMICILIARE

“L’assistenza territoriale, a livello nazionale, il periodo 1997-2008 si contraddistingue per l’incremento delle strutture territoriali (+41,8%) e per il sempre maggiore apporto del privato accreditato”.

“Nel 2008 sono stati mediamente trattati in ADI 803 pazienti ogni 100.000 abitanti,  ma la differenziazione regionale è molto forte in termini di: (i) numero di casi trattati, con un intervallo compreso tra i 118 casi per 100.000 abitanti della Valle D’Aosta e i 2.058 del Friuli VG dall’altro; (ii) tipologia di pazienti trattati, anziani nel 92% dei casi in Liguria e solo nel 56% dei casi in PA Trento; (iii) intensità di assistenza erogata, ovvero 58 ore per caso trattato in Sardegna e 7 ore in Friuli VG”.





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