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Come ridurre le infezioni nelle strutture residenziali per anziani

Infezioni nelle strutture residenziali per anziani: quanti anziani ne sono colpiti, come ridurle.

E’ il tema di Halt 2, il secondo Studio di prevalenza europeo sulle infezioni correlate all’assistenza e uso di antibiotici nelle strutture residenziali per anziani, promosso dallo European Center for Disease Prevention and Control (ECDC).

Per l’Italia hanno partecipato, su base volontaria, 235 strutture (Emilia-Romagna 87, Piemonte 56, Friuli Venezia Giulia 27, Lazio 24, Lombardia 11, Veneto 10, Liguria 7, Sicilia 7, Marche 3, Abruzzo 2, Toscana 1) di cui 46 private non profit.

Sintesi dei dati dello Studio di prevalenza europeo sulle infezioni correlate all’assistenza e uso di antibiotici nelle strutture residenziali per anziani

Il 3,3% degli ospiti anziani presentava un infezione collegata all’assistenza. Il 6% più di una infezione. Le tre più frequenti: infezioni delle vie respiratorie delle vie urinarie, della cute.

Il 4% degli ospiti era in trattamento con antibiotici.

Lo studio ha richiesto 161 esami microbiologici e 142 hanno dato esiti positivi. I tre microrganismi più frequentemente trovati: Escherichia Coli, Proteus Mirabilis, Klebsiella Pneumoniae.

Nel 50% delle strutture c’è una figura addetta al controllo delle infezioni: nel 41% erano un medico ed un infermiere, nel 39% un infermiere e nel 20% un medico.

I protocolli sull’igiene delle mani (92%) sono risultati molto diffusi. Ma solo nel 45% dei casi c’era stata formazione sul tema l’anno precedente.

Linee guida sull’uso appropriato degli antibiotici sono presenti nel 55% delle strutture: per il trattamento delle infezioni delle vie urinarie nel 43%, delle infezioni della cute/lesioni da pressione nel 40% e delle infezioni respiratorie nel 32%.

Il 26% delle strutture ha un programma di sorveglianza e controllo dell’uso di antibiotici

*Raccomandazioni di Halt per ridurre le infezioni

  1. Disporre in ciascuna struttura di dati sulle infezioni, l’uso di antibiotici e l’isolamento di microrganismi antibiotico resistenti
  2. Promuovere l’uso di pratiche assistenziali “sicure” attraverso programmi formativi adeguati e soprattutto programmi di audit,
  3. Individuare gli ambiti prioritari delle infezioni e di uso non appropriato di antibiotici. Ad esempio corretta igiene delle mani,uso di guanti e sovra camici ove appropriato, sanificazione ambientale e decontaminazione delle attrezzature, identificazione tempestiva dei residenti con segni e sintomi di infezione in modo da ridurre il rischio di casi secondari (e quindi di eventi epidemici), utilizzo di dispositivi invasivi solo ove necessari, on trattare con antibiotici i residenti con batteriuria asintomatica

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